Un cavaliere di razza.

Ammettiamolo, non ce l’aspettavamo. Tutti sono a conoscenza delle antipatie anti-comuniste del cavaliere, ma nessuno si sarebbe mai aspettato un’esternazione come quella odierna (di ieri n.d.a):«Il fatto delle leggi razziali è la peggior colpa di un leader, Mussolini, che, per tanti altri versi, invece, aveva fatto bene». Innanzi tutto, una riflessione di sfuggita. Cosa intende il Cavaliere quando usa le parole “aveva fatto bene”? Su cosa si misura la qualità di un leader? Su che basi? Il nodo della questione, è tutto qui. Mussolini aveva fatto bene certe cose, altre no afferma il Cavaliere, ma facendo quest’affermazione (che di per sé è un po’grave), sta ponendo un problema, di ordine non proprio secondario: si può giudicare l’operato di un leader politico, indipendentemente dalle sue posizioni politiche? Cioè, si può scorporare (come se niente fosse) la sostanza dal contenuto? I fatti dalla cornice che li contiene? Nella fattispecie, si può giudicare la politica a prescindere dalla politica? A quanto pare il Cavaliere risponderebbe di “sì”, dato che le sue affermazioni nascondono implicitamente l’affermazione che si può essere un buon politico pur essendo fascista. Allora ha ragione chi afferma che Monti è la continuazione del Berlusconismo: se il Montismo è il mascheramento subdolo della ideologia sotto il velo della non-ideologia, della governance neutrale rispetto a qualsiasi schieramento, l’ultima affermazione del Cavaliere si va ad inscrivere proprio su questo solco: l’operato di Mussolini può essere valutato al di là del fatto che fosse un dittatore fascista, alleato con la Germania nazista e complice nella tragedia dell’Olocausto. Sono affermazioni di per sé un po’ forti, che mettono la pelle d’oca. La questione qui non è se Mussolini abbia fatto cose buone o no (secondo il sottoscritto ovviamente NO), ma se si può parlare di Mussolini a prescindere dalla sua collocazione politica. Come si vede, ne va del senso stesso che attribuiamo alla parola politica, un senso che oggi sembra sgretolarsi giorno dopo giorno, minuto dopo minuto.

Sono sicuro che il Cavaliere non abbia minimamente pensato alle implicazioni della sua (grave) affermazione, e anzi, che non abbia proprio idea di ciò che quelle parole possano significare. È questo è grave. Ancora più grave se si pensa che queste frasi sono state pronunciate nel Giorno della Memoria. Più grave ancora, infine, se si pensa che siamo in campagna elettorale. Il dubbio può legittimamente sorgere: non è che abbia ragione Bersani? Che Berlusconi stia semplicemente cercando i voti dei fascisti?

Personalmente, giuro, preferirei non saperlo.

 

mussolini